STACY CLARK - Apples & Oranges

L’album di esordio di Stacy Clark, "Apples & Oranges", scivola nel cuore in modo naturale e diretto, senza sovrastrutture inutili. Gli arrangiamenti sono essenziali e misurati ma non manca niente, le atmosfere folkeggianti strizzano l'occhio a soluzioni contemporane con l'uso di parti elettroniche che giocano con la sua voce limpida e intensa.
cold wind blows
i can't smile between when you talk about me
everything in this world looks upside down
when staring out the window”
1. Matter of Time
2. Closer
3. Won't Let You
4. Hello Again
5. Peppermint Patties
6. Empty Bottles
7. Unusual
8. You Make It Worse
9. Recluse
10. Say What You Want
11. Strange
[commenti (1)] [music, folk, alternative, music reviews]
FEEL THE SUN
Continua a piovere nonostante manchino pochi giorni alla primavera.
Oggi il cielo era di un grigio uniforme, come vernice. Nessuno spiraglio di sole.
Ma non importa, c'è sempre la musica per illuminare le mie giornate e quest'ultima raccolta fa il suo dovere alla perfezione.
Buon ascolto! 

FEEL THE SUN
Springtime Melodies for a Healing Heart
01 - Disco Drive . It's a Long Way to the Top
02 - The Victorian English Gentlemens Club . Such A Chore
03 - The Magnetic Fields . Please Stop Dancing
04 - School of Language . Rockist Part 2
05 - Slut . If I Had A Heart
06 - Girls in Hawaii . Road to Luna
07 - matt pond PA . Honestly
08 - Nada Surf . Weightless
09 - Tram . Nothing Left To Say
10 - Chris Garneau . Baby’s Romance
11 - Jon Hopkins . Searchlight
12 - Burial . Shell of Light
13 - Radiohead . Weird Fishes Arpeggi
14 - Raz Ohara And The Odd Orchestra . Kisses
15 - Sébastien Tellier . Manty
16 - Stateless . Down Here
17 - Goldfrapp . Road to Somewhere
18 - Tindersticks . Feel The Sun
19 - Malcom Middleton . Week Off
20 - Hayden . Barely Friends
21 - Sia . Soon We'll Be Found
[commenti (5)] [music, folk, alternative, rock, pop , electronic, indie, instrumental, jag compilations]
Micro Reviews
STEPHEN FRETWELL
Man on the Roof
Stephen Fretwell, cantautore inglese, ha da poco pubblicato per la Polydor “Man on the Roof”, il suo secondo album. Fretwell non è forse famosissimo qui in Italia ma ha già fatto da support per gruppi come Travis, Elbow, Athlete, Keane e KT Tunstall. Per sua stessa ammissione però la sua influenza principale è Bob Dylan e la sua musica in effetti gli deve molto. Il suo nuovo album è composto da dreamy ballads fra l'indie e il folk, interpretate con una voce da crooner navigato. Testi agrodolci e vagamente malinconici, fanno di quest'album una piccola perla.
Traccia consigliata: Now (che mi ricorda tantissimo "I'll stand by you" dei Pretenders)
http://www.stephenfretwell.com/
http://www.myspace.com/stephenfretwell
CLUB 8
The Boy who couldn't stop dreaming
Paese di provenienza: Svezia. Etichetta: Labrador. Già questo potrebbe bastare a inquadrare i Club 8 che ci regalano il loro sesto album "The boy who couldn't stop dreaming". Il duo, formato da Karolina Komstedt e Johan Angergård (che fra l'altro è anche uno dei fondatori della Labrador), attivi fin dal 1995, da ben 4 anni non pubblicavano nulla a causa di progetti paralleli di Johan ma ora sono tornati e ci incantano con melodie eteree e leggere, 12 pezzi di puro indie pop, semplici e delicati, fatti di chitarre scintillanti in bilico fra i Cardigans e i Sundays.
Un album leggero e frizzante che si fa amare immediatamente, da fischettare in queste giornate di sole autunnale.
Traccia consigliata:Whatever You Want
L'MP3 è liberamente scaricabile dal sito della Labrador QUI
http://www.myspace.com/club8
TURIN BRAKES
Dark on Fire
Quarto album per i Turin Brakes, uscito il 17 settembre scorso per la virgin e prodotto da Ethan Johns (Kings Of Leon e Ray Lamontagne fra gli altri)
Sono sicuramente cresciuti musicalmente Olly Knights e Gale Paridjanian nel corso degli anni, da quando, nel 2001, si eressero a paladini del New Acoustic Movement e sono più sicuri di sè lasciando molto più spazio a sonorità elettriche piuttosto che acustiche. Chitarre sfrontate e cristalline si fanno largo fra le bellissime melodie che hanno sempre caratterizzato la loro musica rendendo alcuni pezzi davvero splendidi: Last chance e For the Fire (fra tutte le mie preferita) Timewaster o il singolo Stalker. Ottima prova, impeccabile e senza sbavature.
Traccia consigliata: Last Chance
http://www.myspace.com/turinbrakes
http://www.turinbrakes.com
THE TWANG
Love it When i Feel Like This
Mentre in inghilterra The Twang vengono osannati dalla critica e in particolare dal NME qui da noi non se li fila quasi nessuno. Siamo solo più obiettivi o siamo invece un po' stufi delle solite sonorità? Certo è che il loro è un sound tipicamente inglese, piuttosto classico, in cui a tratti riesco a sentire anche i primi U2 o gli Smiths. Il loro album di debutto Love It When I Feel Like This è un album compatto, molto suonato, basato su chitarre decise e taglienti e un'alternanza di pezzi epici e scanzonati. La voce ruvida e inconfondibile di Phil Etheridge è la caratteristica principale del gruppo insieme a una grande energia che esplode prepotentemente in tutti i brani. Il problema forse è che nel complesso l'album risulta un po' troppo unifome e prolisso e, nonostante le potenzialità ottime della band, perde in freschezza e spontaneità.
Traccia consigliata: Got Me Sussed
http://www.myspace.com/thetwang
http://www.thetwang.co.uk/
[commenti (2)] [music, folk, rock, dreamy, pop , music reviews, indie]
Gravenhurst - The Western Lands
Dieci pezzi compongono la nuova uscita della band di Bristol che ruota attorno alla figura del chitarrista e cantante Nick Talbot.
Dopo Fires in Distant Buildings pubblicato nel 2005 sempre per la Warp, i Gravenhurst fanno un deciso balzo in avanti verso un sound ancora più compatto e maturo realizzando un album a dir poco splendido, The Western Lands, in cui la band spazia fra vari sottogeneri dell’indie-rock.
Già dalle prime tracce si coglie soprattutto l’intenzione di affrancarsi dalle sonorità alt-folk dominanti negli album precedenti sperimentando una maggiore varietà di generi musicali, dallo shoegaze, al post rock, al cantautorato di stampo intimista.
L’album si apre coi i delicati ritmi di Saints che lasciano subito il posto all’intro martellante di She Dances.
La traccia con cui i Gravenhurst omaggiano il loro passato è Song Among The Pine, classica ballata struggente dai ritmi marcatamente folkeggianti (fra l’altro colonna sonora del film tedesco ‘Ein Freund Von Mir’) mentre il resto dell’album si snoda verso territori più rock, mostrando una maggiore energia e soprattutto una compattezza stilistica nuova, prova che il gruppo di musicisti che compone la band ha acquisito un ruolo più importante rispetto al passato, quando Nick Talbot era il perno attorno a cui ruotava tutto il progetto Gravenhurst.
Splendida per esempio Hollow Man con un ritmo trascinante in cui chitarra e pianoforte si contendono la parte da protagonista, o il singolo, Trust, un pezzo bellissimo cesellato da chitarre shoegaze in cui Talbot, senza paura di essere smentito, canta con voce intensa e malinconica “Trust is a hard thing to come by these days”.
Il tappeto di malinconia e i testi intimisti, infatti, come nei dischi precedenti, continuano ad essere sempre presenti, una caratteristica dominante anche in “The Western Lands”.
Caratteristica particolarmente evidente negli ultimi tre brani: Hourglass, Grand Union Canal e The Collector.
The Collector soprattutto, uno dei pezzi più belli del disco è una languida ballata arrangiata in modo scarno ed essenziale su un dialogo voce-chitarra acustica che va crescendo fino a disegnare un paesaggio di ampio respiro melodico, incorniciato sul finire da distorsioni chitarristiche, come un luminoso arabesco. E non manca anche una certa vena sperimentale che si coglie in particolare nell’epica title track, un brano completamente strumentale e spiazzante; quasi la colonna sonora di uno spaghetti western in un’interpretazione post rock.
The Western Lands è un album che colpisce da subito ma che si apprezza sempre di più, ascolto dopo ascolto, man mano che si colgono le sfumature melodiche e le tessiture ritmiche dei singoli pezzi. Un album più abbordabile che forse aprirà ai Gravenhurst le porte di una maggiore notorietà e sicuramente uno dei candidati a salire sul podio di best album 2007.
Gravenhurst - The Western Lands [Warp 2007]
•Saints
•She Dances
•Hollow Men
•Song Among The Pine
•Trust
•The Western Lands
•Farewell, Farewell
•Hourglass
•Grand Union Canal
•The Collector
http://www.gravenhurstmusic.com/
http://www.last.fm/music/Gravenhurst
http://www.myspace.com/gravenhurst
[commenti (1)] [music, post rock, folk, music reviews]
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